La porta greco-bizantina

La porta di Agropoli vecchia ancora oggi ci offre, alla nostra ammirazione verso la sommità della collina, ai cui piedi il mare si frange su un litorale irto di scogli. Ubicata all'estremità della scalinata che sale dal corso essa, oltre a costituire una delle più suggestive visioni del passato, evoca i toni crudi della vita di un tempo, specialmente quando i Saraceni, si stanziarono nell'abitato. Lo stemma marmoreo che si vede in alto, sulla porta, è dei duchi S.Felice, la cui famiglia tenne il feudo di Agropoli dal 1660 al 1806, cioè fino al momento dell'abolizione della feudalità. Tale stemma, pesantissimo, in origine sormontava l'ingresso del castello. Non è possibile, dalle caretteristiche odierne, stabilire l'epoca della porta o da chi sia stata fatta. Certo la porta più antica, la prima in ordine cronologica, fu Greco-Bizantina. Jean Beràrd, insegnante di storia greca alla Sorbona, nell'opera "La Magna Grecia" formula l'ipotesi che i Trezeni, cacciati da Sibari, prima di fondare Poseidonia, siano sbarcati qui ed abbiano dato origine al nostro paese. Infine, l'archeologa Paola Zancari ritiene in un suo scritto che essa fosse sorta in funzione di faro per i naviganti. La porta, così come oggi si presenta al nostro sguardo, è sormontata da cinque merli, due dei quali sostengono altrettante palle di pietra. Le palle di pietra alternate con altre di cemento ed una croce di ferro indicante l'anno 1909 al ricordo delle sacre missioni, decorano altresì il parapetto sul ciglio della rupe. Accanto all'ingresso principale, a destra, vi è un'apertura secondaria praticata ai primi del novecento, per rendere più agevole il transito, e sopratutto per dare luce e spazio davanti ad un magazino ubicato nell'edificio contiguo. Sul lato sinistro, fino all'epoca dell'ultima guerra, esisteva una modesta costruzione adibita da un vecchio, frequentata in particolare dagli anziani che, con le loro conversazioni risvegliavano le voci del passato. Intorno al centro storico si scorgono, tuttora, i resti della cinta muraria: sono essi i frammenti superstiti di un remoto passato, quando le mura di Agropoli si opponevano agli attacchi esterni. Tuttora si nota, non lontano dalla porta, una torre quadrata. Segue un'altra torre, piuttosto fatiscente. Ascendendo il fianco della collina si notano, appena affioranti dal suolo, i ruderi di una terza torre. Sul versante opposto, quello prospiciente la contrada S.Marco, in posizione sottostante al castello, e precisamente al ponte d'ingresso, è possibile indentificare le fondamenta dalle quali si ergeva una quarta torre. Mure e torri erano presidiate da sentinelle. Esse accolsero tante volte la gente fuggiasca dai dintorni e protessero la popolazione locale. Oltre alla menzionata porta, non risulta vi fossero altre porte, ma soltanto delle piccole aperture praticate nelle mura per consentire, in casi particolari, l'accesso e l'uscita dal paese. Entro queste mura si fortificò, verso la fine del secolo IX, una parte dei saraceni i quali fecero molte e funeste incursioni, spingendosi nell'interno, e devastando le due grandi abbazie benedettine di MonteCassino e di S.Vincenzo al Volturno, successivamente risorse. In seguito al loro insediamento, Agropoli subì una certa degradazione con la diminuzione della popolazione e con la perdita della sede vescovile.

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